Maggio 1988, Università di Padova, Facoltà di Ingegneria, lezione di Fisica II. Nell’aula P400 di via Paolotti a Padova siamo stretti come sardine. Durante una lezione sulle onde, capita un temporale molto forte: l’aula è un prefabbricato e il soffitto è in lamiera. Il frastuono della tempesta copre la lezione del prof. Nicolosi che, per stemperare il caos che si è scatenato, dice di andarci a leggere un’interessante articolo sulla formazione dei temporali nella “Fisica di Feynman”.
Ovviamente, per il frastuono, non sento quello che dice e vado a chiederglielo a fine lezione. Poi mi fiondo in biblioteca al DEI e prendo uno dei volumi, quello che parla della formazione dei temporali.
Apro la prima pagina del librone rosso in inglese con traduzione a fronte e vedo questo:
Pensavo di aprire uno dei libri di fisica grigi che avevo visto fino a quel momento. Ma quel libro vibrava come la membrana di quei bonghi. Un professore di Fisica che suona i bonghi!!!
Quella immagine così desueta, seguita da come e quanto profondamente Feynman – nelle pagine seguenti – spiegava la Fisica, dalle leggi della dinamica alla Meccanica Quantistica, mi fece innamorare della Fisica e della Matematica.
Cambiò tutto per me da quel giorno, sul piano dell’approccio alla conoscenza. Pur consapevole dei miei limiti, c’era un’esperienza intellettuale da amare. Era più importante capire che passare l’esame.
Tutt’oggi credo sia così. Sempre nei limiti miei e di ciò che faccio. Ma la curiosità è il motore principale della mia piccola vita.
Ve be’… per sdrammatizzare i toni ascoltatevi Elio, sempre a proposito di bonghi.

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Ogni tanto il mio pc da’ di matto. Sostengo sempre l’idea che l’informatica non sia una scienza esatta.
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